La “Carità moderata dalla Temperanza” rappresentata come una donna discinta che si sta facendo fuoriuscire latte dal seno, mentre una donna vestita di bianco versa dell’acqua in una coppa.
Questa rappresentazione è molto vicina al gusto barocco per l’ossimoro: infatti, la carità è per antonomasia una virtù che non dovrebbe avere limite e che qui, invece, viene frenata dall’idea tipicamente classica di moderazione, espletata attraverso il gesto di versare l’acqua da un recipiente all’altro, mescolando la fredda con la calda per ottenere l’acqua temperata (da cui il termine latino “temperantia“) e dai morsi dei cavalli che la donna stringe nella mano sinistra.
La critica ha proposto un’ulteriore interpretazione di questa scena, sostituendo alla figura della Carità quella della Natura che, ricevendo alimento dalla Temperanza, è in grado di saziarsi con poco e dunque rappresenta un esplicito invito a non esagerare con i piaceri, a moderare gli appetiti. Tale modifica prende avvio dallo studio dell’iscrizione latina presente nel dipinto, attualmente priva di senso a causa di errate ridipinture, che per la critica avrebbe in origine potuto essere “NATVRA PAVCIS CONTENTA” (= La natura è contenta con poche cose), tratta dall’opera del filosofo Severino Boezio “De Consolatio Philosophiae“. Questa nuova ipotesi di lettura, tuttavia, necessita ancora di essere suffragata da nuova documentazione.